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Business angel: perchè investire in startup

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di Emilia Maria Pazzini
Social Media & Content Manager

 

L’angel investing è in forte crescita in Italia e nel mondo e sono sempre più gli imprenditori, gli alti dirigenti e i professionisti di successo che scelgono di investire in startup. Il numero di business angel italiani non è noto, ma secondo le stime di Italian Business Angel Network (IBAN) si aggira attorno al migliaio. Il recente lancio del programma Shark Tank in Italia, un format televisivo internazionale in cui aspiranti imprenditori presentano la propria idea e il proprio business plan a potenziali investitori, è la conferma dell’attenzione che il fenomeno sta ricevendo.

Origine e definizione di business angel

Pochi sanno che il termine “business angel” è nato a Broadway nell’800, dove era usato per descrivere facoltosi uomini d’affari che finanziavano le produzioni teatrali. Il concetto è stato poi ampliato per indicare persone che investono capitali e competenze in startup e scommettono su qualcosa di cui comprendono il potenziale ritorno economico. Spesso in italiano il termine anglosassone è usato anche per indicare investitori “informali” nel capitale di rischio.

La Commissione Europea definisce i business angel “investitori individuali, normalmente con esperienza nel business, che forniscono capitale alle startup. Sono fonti importanti di capitale proprio per piccole imprese con potenziale di crescita nelle loro prime fasi di sviluppo, ben prima che diventino attraenti per i venture capital”.

Sempre la Commissione Europea, in uno studio del 2012, ha fornito un identikit più preciso di questa figura: il business angel è un investitore individuale che compie investimenti direttamente, o attraverso una propria holding personale. È finanziariamente indipendente, dunque può rischiare una perdita totale dei propri investimenti senza che questo impatti in modo significativo sulla propria situazione economica. Investe per lo più in startup ed è autonomo nelle proprie decisioni.

I business angel operano in tutti i campi, anche se è più facile che investano in settori che conoscono e in cui magari hanno operato come imprenditori. In particolare sostengono quelle idee imprenditoriali che hanno una forte componente di innovazione e know how, elementi definiti come intangible assett e che quindi per le banche non costituiscono una garanzia abbastanza solida per investire.

Non esiste una cifra minima che si deve investire per diventare business angel. Generalmente, l’investimento è al di sotto dei 500mila euro. Non è possibile indicare con esattezza il valore medio degli investimenti dei business angel italiani, ma alcune ricerche stimano che sia tra i 20mila e i 100mila euro.

Business angel e startup

Dagli anni Ottanta, in particolare nel Regno Unito e in Olanda, la funzione dei business angel nella crescita delle startup è divenuta sempre più importante. Essi ricoproono oggi un fondamentale ruolo di supporto sia nelle questioni finanziarie che nel management delle aziende in cui investono e possono stimolare significativamente lo sviluppo delle piccole e medie imprese.
In qualità di titolari o ex titolari di impresa, manager, ex manager o professionisti in altri settori, i business angel dispongono non solo di mezzi finanziari, ma anche di una buona rete di conoscenze, di una solida capacità gestionale e di un buon bagaglio di esperienze. Molto spesso, dunque, contribuiscono allo sviluppo di una startup non solo apportando capitali, ma anche le proprie competenze, il gusto di gestire un business, il desiderio di acquisire una partecipazione in aziende con alto potenziale di sviluppo e l’interesse a monetizzare una significativa plusvalenza al momento dell’exit.

Perchè diventare un business angel

Fare il business angel è un’avventura. E come in ogni avventura, se da una parte si corrono grandi rischi, dall’altra si può andare incontro a grandi fortune. Il guadagno principale di un business angel è sia materiale che personale: non solo i ricavi che un’eventuale exit di successo potrebbe generare, ma anche la soddisfazione di aver scommesso nell’impresa “giusta”. Quando si opera in questo ambito si deve essere preparati all’idea che non sempre la startup in cui si investe, per quanto si possa credere nel progetto o nel team, diventerà una Facebook o una Google. Per limitare i rischi è necessaro diversificare il proprio portfolio di investimenti, in modo da bilanciare guadagni e perdite. Inoltre, secondo i testi più accreditati, il business angel dovrebbe assicurarsi di non investire più del 20% del proprio patrimonio, in modo che le eventuali perdite siano sostenibili.

Il ruolo dei business angel è particolarmente significativo in Italia, dove il numero di venture capital esistenti è in crescita, ma è comunque limitato. È soprattutto a loro che le startup si rivolgono quando hanno superato la fase in cui le fonti di finanziamento provengono dai cosiddetti “family&friend”, ma non sono ancora pronte a proporsi a un venture capital.

La legge italiana riserva a chi investe in startup innovative particolari agevolazioni fiscali. I soggetti passivi dell’imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef) possono detrarre dall’imposta lorda un importo pari al 19% dei conferimenti in denaro, per importo non superiore a euro 500.000, effettuati in ciascun periodo d’imposta. Il beneficio fiscale è correlato agli investimenti effettuati sia in sede di costituzione della startup innovativa, sia in sede di aumento del capitale sociale in caso di startup già costituite (DM 30 gennaio 2014, attuativo delle agevolazioni fiscali riconosciute dall’art.29 del Decreto Crescita 2.0).

Anche grazie a questi sgravi fiscali, per molti l’investimento in startup può rappresentare una modalità di diversificazione del proprio portafoglio investimenti, con relativo abbassamento del rischio. La modalità di investimento di un business angel è ben diversa da quella di chi investe nel mercato finanziario, perchè si basa su un rapporto di fiducia personale basato su comuni interessi e su una collaborazione lavorativa in cui l’investitore contribuisce allo sviluppo dell’impresa mettendo in gioco anche le proprie competenze e capacità di networking.

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